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Cosa vedere

Antico Palazzo Municipale

Notizie fornite dalla dott.ssa Maria Grazia Sapienza Pesce,  bibliotecario comunale di Mascalucia.
Bibliografia:
Guida ai beni culturali dei Comuni di Mascalucia, Tremestieri Etneo, S. Pietro Clarenza e Camporotondo Etneo, Distretto Scolastico 1993  [ Notizie di Maria Grazia Sapienza  per le pagine riguardanti  Mascalucia].
Sapienza Pesce, Maria Grazia: - Mascalucia Vicende, monumenti, curiosità. - Maimone editore.  Catania 1998.
Sapienza Pesce, Maria Grazia e Bruno, Vito: - Mascalucia, Tradizioni, cultura e “Comu u sannu sentiri a chistu? ” Soprannomi o nomignoli. - Mascalucia, 2006.
Sapienza Pesce, Maria Grazia e Bruno, Vito: - Mascalucia, terra di Santa Lucia di Catania  attraverso foto, pecchi e ricordi. - Edizione Incontri, Catania 2009.

L'antica sede del Comune oggi è sede della Biblioteca Comunale.Il Palazzo sorge su via Etnea ed ammira dal suo balconcino la Chiesa di San Vito, l'Etna, la Chiesa Madre ed i palazzi ottocenteschi che si affacciano sulla via principale della cittadina.

Edificato nell'Ottocento, il piano terra era adibito a prigione, in quanto Mascalucia era, ed è ancora sede di Mandamento, oggi quelle celle, debitamente restaurate, ospitano e conservano le antiche carte dell'Archivio Storico Comunale.

Un'ampia scala di candido marmo porta al primo piano, dove un tempo era ospitata la sala consiliare. Gli scanni in cui sedevano i Consiglieri comunali erano tutti in legno scolpiti a mano da abilissimi artigiani del paese i cosi detti "Mastri d'ascia", i quali con abilissimi colpi di scalpellino intarsiarono e scolpirono fiori e lo stemma di Mascalucia, oltre alla balaustra che divideva il pubblico dagli amministratori.

Mio Padre raccontava che la bellissima sala Consiliare, era stata disposta come il "Parlamentino di Malta", infatti gli scanni in legno erano incastrati su una pedana che si alzava gradatamente, in modo tale da far vedere a tutti i cittadini gli Amministratori seduti nelle loro postazioni durante il consiglio comunale.

 

Villa Cirelli

Notizie fornite dalla dott.ssa Maria Grazia Sapienza Pesce, bibliotecario comunale di Mascalucia.

Bibliografia:

Guida ai beni culturali dei Comuni di Mascalucia, Tremestieri Etneo, S. Pietro Clarenza e Camporotondo Etneo, Distretto Scolastico 1993 [ Notizie di Maria Grazia Sapienza per le pagine riguardanti Mascalucia].

Sapienza Pesce, Maria Grazia: - Mascalucia Vicende, monumenti, curiosità. - Maimone editore. Catania 1998.

Sapienza Pesce, Maria Grazia e Bruno, Vito: - Mascalucia, Tradizioni, cultura e "Comu u sannu sentiri a chistu? " Soprannomi o nomignoli. - Mascalucia, 2006.

Sapienza Pesce, Maria Grazia e Bruno, Vito: - Mascalucia, terra di Santa Lucia di Catania attraverso foto, pecchi e ricordi. - Edizione Incontri, Catania 2009.

Villa Maria  o Villa Cirelli

Villa Maria fu costruita nei primi anni del Novecento su progetto dell'Architetto Carlo Sada e sorge su un terreno un tempo coltivato a vigneto, nel centro urbano di Mascalucia. L'Architetto creò un ambiente caratterizzato dal felice accostamento di vari elementi architettonici e di vari stili quali: moresco, arabo, egiziano e floreale.

La costruzione si presenta su due elevazioni: a piano terra si trovano il soggiorno, la cucina ed una sala da pranzo originalissima.  In essa si respira aria africana. decorano le pareti palmizi, banani, piante esotiche, tutte eseguite in gesso, e riproducono fedelmente le oasi sahariane. Numerosi oggetti in vetro di murano contribuiscono alla magica atmosfera; ricordo di aver visto, durante una mia visita alla villa, un grappolod'uva, di pregevole fattura montato su una struttura in ferro, che serviva da campanello per chiamare la servitù

La proprietaria del terreno su cui è stata edificata la villa e da cui ha preso anche il nome, era la signora Maria, moglie del cav. Salvatore Di Stefano Giuffrida, che fu sindaco di Catania, la costruzione serviva come casa di villeggiatura, infatti era abitata soltanto nel periodo estivo ed autunnale, o meglio sino a San Martino, dopo il primo assaggio del vino prodotto dal loro vigneto, ritornavano a Catania. Data la vastità della vigna, era stato costruito anche un palmento, dove si può vedere la data di costruzione (1905), esso comunica con l'interno della casa. La cantina è stata trasformata in soggiorno.Al primo piano, si accede da una armoniosa scala marmorea, le stanze sono decorate con stucchi e affreschi di ispirazione araba. Completa l'armoniosità della villa una torre con finestre trifore e bifore con vetrate policrome e egli stucchi sopra le finestre.

 

Quattro Altarelli

Notizie fornite dalla dott.ssa Maria Grazia Sapienza Pesce,  bibliotecario comunale di Mascalucia.
Bibliografia:
Guida ai beni culturali dei Comuni di Mascalucia, Tremestieri Etneo, S. Pietro Clarenza e Camporotondo Etneo, Distretto Scolastico 1993  [ Notizie di Maria Grazia Sapienza  per le pagine riguardanti  Mascalucia].
Sapienza Pesce, Maria Grazia: - Mascalucia Vicende, monumenti, curiosità. - Maimone editore.  Catania 1998.
Sapienza Pesce, Maria Grazia e Bruno, Vito: - Mascalucia, Tradizioni, cultura e “Comu u sannu sentiri a chistu? ” Soprannomi o nomignoli. - Mascalucia, 2006.
Sapienza Pesce, Maria Grazia e Bruno, Vito: - Mascalucia, terra di Santa Lucia di Catania  attraverso foto, pecchi e ricordi. - Edizione Incontri, Catania 2009.

Il monumento dedicato ai “Quattro Altarelli”

I nostri avi, in cui era molto più vivo di oggi il sentimento religioso, esternavano la loro fede con la costruzione di "Atareddi". Oggi ritroviamo dappertutto, dentro e fuori l'abitato, lungo le strade principali o di campagna, in nicchie ricavate nei muri esterni delle abitazioni o come piccole casette.Sono delle Chiese in miniatura chiuse con una grata di ferro; si scorge ancora adesso l'immagine sacra dipinta; il più delle volte gli agenti atmosferici hanno provocato gravi perdite a questa architettura povera, ma ricca di profondo amore per il soprannaturale, sentimento che sempre ha colmato l'animo del nostro popolo.

Un "altarino" particolare è quello situato nella parte alta di via Roma, angolo via 4 Altarelli; è un antico monumento che primeggia sulla sede stradale per la sua maestosità. Il nome si deve ai quattro altarini di soggetto religioso, collocati nelle quattro facciate del monumento: di forma quadrata come un piccolo tempio poggia su una grande pedana o basamento. Vi si accede salendo dei ripidi scalini in pietra lavica. Una lapide a ricordo così recita: "Nel 3° centenario del 1669 Mascalucia memore della protezione accordata dal Patrono San Vito e dal Velo della Vergine e Martire S.Agata alla Loro Terra che unica si salvò dalla distruzione a perenne ricordo questa lapide posero 15 giugno 1969 Comitato Festa S.Vito 1969".

Nell'altarino che guarda a nord vi è raffigurato Sant'Antonio Abate (protettore di Nicolosi) con i maiali, nel lato est vi è San Vito (protettore di Mascalucia), a sud vi è rappresentata la Sacra Famiglia (per rappresentare l'amore per il nucleo familiare del popolo mascaluciese), ad ovest si trova l'affresco con Santa Barbara (protettrice di Paternò e degli incendi). Agli angoli laterali di ogni altarino sono raffigurati degli angeli con dei gigli in mano.Il monumento sorge dove, sotto la protezione e lo sguardo dei Santi raffigurati nei quattro altarini, venivano impiccati "Alle Forche" (così si chiama ancora oggi la zona, esattamente "Sant'Antonio alle Forche"), i condannati a morte fino al 1700.I condannati venivano da oriente, dal sole che sorge, dalla vita, e attraverso la scaletta (anche questa va da oriente verso occidente), i condannati andavano verso occidente, verso il sole che tramonta, allontanandosi dalla vita fisica e andando verso la vita spirituale (se si pentivano), verso la santa morte, verso la Santa del Tramonto, verso la "Sant'Espera" (oggi Santa Spera), come si chiama la zona poco distante da lì.Salivano anche gli altri (boia, autorità, sacerdoti, ecc., ed il basamento doveva essere sufficientemente grande per accogliere tutti, mentre gli altri da terra assistevano e raccomandavano i condannati ai Santi raffigurati negli altarini. Oggi è stato restaurato dall'architetto Benedetto Poma.

 
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